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La Posta in Sicilia

Il servizio postale in Sicilia

Nel 1800 siamo in pieno risorgimento italiano accompagnato dall'età del progresso.
L'avvenire si presenta alquanto difficile per chi si accinge a viaggiare, a cominciare dall'esistenza delle strade cavalcabili e poi carrozzabili.
Se nel primo settecento è Napoli a indicare il confine dell'Italia "percorribile", nella seconda metà del '700 la cultura europea, e quindi i viaggiatori che ne facevano parte, furono attratti dall'aura di "grecità" che proveniva dall'isola siciliana, e anche dalla sua posizione geografica vicina a Malta dove molti pellegrini e viaggiatori si indirizzavano per visitare la città sede dei cavalieri Gerosolimitani, poi comunemente indicati col nome di "cavalieri di Malta".

Il periodo è quello più idoneo allo scambio culturale che la Sicilia si apprestava a iniziare. Era re di Napoli e di Sicilia Carlo III, uomo che seppe dare un impulso a Napoli e di conseguenza alla Sicilia. Fu il re che promosse gli studi archeologici, avviati gli scavi di Pompei ed Ercolano e inizia la costruzione della reggia di Caserta.

L'IMPREPARAZIONE

Ma la Sicilia non era pronta al grande appuntamento, che si manifestò con una accesa curiosità per questa terra misconosciuta di cui tutti parlavano bene, a cominciare da Patrick Brydone, Hermann von Riesedel, Jean Houdel, Vivant Denon, Freidrich Münster, Goethe. Nel '700 esplose il "grand tour" in cui ogni artista, prelato, nobile, o semplice viaggiatore parlava nei suoi resoconti di viaggio.

Con queste premesse il "paese indicibilmente bello", come disse Goethe, lascia il posto alla società dei commerci, dei trasporti, delle Poste e perciò i commenti dei nostri viaggiatori non potevano non mettere in relazione il sistema postale da cui provenivano con quello che stavano visitando. Il raffronto è brutale e non lascia scampo al sistema postale borbonico e all'embrione del trasporto postale con vetture corriere che si stava mettendo in piedi in quel 1838.

Infatti si comincia con l'asserzione: "le strade erano rare e scomode, i mezzi di trasporto estremamente rudimentali (si andava a dorso di mulo o su scomode lettighe) ) ....le locande un puro e semplice nome abusivamente attribuito a poveri rifugi di fortuna, privi di tutto."

Ma oltre ai viaggiatori stranieri in Sicilia vi sono delle altre fonti che ci forniscono notizie sull'argomento: le guide postali per i viaggiatori.
Una guida in francese viene edita a Milano nel 1829 con il titolo "Nouveau guide du voyageur en Italie" stampato da Francesco Sonzogno.

Il percorso da Messina a Palermo viene indicato in miglia 155, si presume italiane, senza indicazione delle poste.

In seguito si descrive il viaggio da Palermo a Girgenti, passando per Capaci e Favarotta e incontrando Trapani, Marsala e Mazzara (ora Mazara del Vallo), di miglia 148.

Segue il percorso da Messina a Siracusa, passando per Catania, di 96 miglia, del viaggio si descrivono soltanto le bellezze monumentali.

Infine il viaggio da Siracusa a Girgenti, di miglia 111, Attraverso Noto, Modica, Chiaromonte Terranova e Alicata (Licata).

La "nuovissima guida dei viaggiatori in Italia", (intorno al 1830), è una guida colta, che non riporta notizie di seconda mano e pare, almeno si ha l'impressione, che il curatore abbia effettivamente visitato la Sicilia.

Il lavoro continua con la descrizione sommaria delle varie corse.

La Messina Palermo via marine dista miglia 153 1/2;

la Messina Catania miglia 62;

la Catania a Siracusa miglia 47 ;

da Siracusa a Girgenti miglia 126;

da Girgenti a Trapani miglia 98;

da Trapani a Palermo miglia 60.

Strano che in questo "Itinerario d'Italia" non si parli della corsa Messina – Palermo via montagne, aperta al traffico nel 1830.

Il solo pregio di questa guida è di aver sollevato il problema strade, anzi il problema delle carenze di strade, in Sicilia.

Una nuova edizione de "La nuovissima guida dei viaggiatori in Italia", stampata a Milano presso Epicapo e Pasquale Artaria, vede la luce nel 1845.

VIAGGI E ALBERGHI

Il primo viaggio, da Messina a Palermo, indica le poste così come pubblicate per il sistema postale, ma non indica che si può percorrere con vettura.

Indica gli alberghi di Messina: la Gran Bretagna, il Leon d'Oro, l'albergo di Prussia.


Sul percorso indica che a Letojanni i viaggiatori, per giungere alla posta, devono attraversare un torrente privo di ponte.

A Catania viene indicato l'albergo della corona di ferro;

a Palermo hotel d'Albion, albergo di Francia in piazza marina, albergo del Pizzuto e l'albergo di Londra.

Il secondo viaggio parte da Palermo per Trapani.

Il Fiume Freddo, dopo Castellammare, ha un ponte di legno, anzi una piattaforma "solidamente costrutta".

Da Palermo a Monreale è il terzo viaggio descritto, dice "...ma non lo tralasceremo facendo parte delle strade postali..". Come si nota le strade postali incentivano il commercio e attirano i viaggiatori.

La strada da Palermo a Messina, per Termini e Cefalù, ha bisogno di una premessa: "Da Termini a Messina la strada carrozzabile non essendo ancora finita, non è postale e dovrà farsi a cavallo, cosa che rende preferibile quell'altro viaggio, che da Palermo va a Messina, per Catania....".

A Termini finisce la strada carrozzabile. Il tratto Termini – Barcellona a dorso di mulo. ABarcellona comincia la strada carrozzabile per Messina.
Di seguito viene descritto il viaggio da Catania a Trapani: "Volendo il viaggiatore fare l'intero giro della Sicilia.... bisogna che abbandoni la comodità di una strada carrozzabile, e munito di una cavalcatura imprenda il seguente cammino".

LettigaLA LETTIGA SICILIANA

Anche i viaggiatori stranieri ci danno una mano per ricostruire lo stato delle strade in Sicilia.
" Il mezzo di trasporto più diffuso era la lettiga, sorta di portantina retta da due muli (uno davanti e uno di dietro) e accompagnata da campieri. Secondo Smyth, essa si spostava alla velocità media di tre miglia all'ora" .
G. F. Angas così descrive nel 1841 gli animali adibiti: "I muli sono il normale mezzo di trasporto. Animali che non sentono la fatica, possono percorrere fino a 40 miglia al giorno senza accusarne alcuna, per intere settimane di seguito, ma in compenso la fanno sentire ai loro cavalieri".

Henry Clark Barlow rincara la dose: "L'altro modo di viaggiare, meno faticoso del primo, ma non molto piacevole comunque, è in lettiga. La lettiga è una cassa di legno a forma del corpo di una carrozza e capace di contenere due persone poste l'una di fronte all'altra. Questa è sostenuta da due lunghe sbarre e portata da due muli, uno davanti e l'altro dietro; vi sono due conducenti anche essi che montano muli, uno dei quali guida la processione mentre l'altro con una lunga bacchetta a forma di lancia sta di fianco spronando ogni tanto le bestie". 

"Visitare la Sicilia non è cosa semplice come molti possono immaginare. È facile trasferirsi da Napoli a Messina e a Palermo o, con il battello per Malta, raggiungere Siracusa, ma visitare l'isola è un'altra cosa. Attraversare la Sicilia richiede molta forza, più pazienza e ancora più indifferenza al benessere personale. Le locande sono poche, molto poche e distanziate fra di loro.... Nessuno che ha bisogno di comodità personali si affidi mai, in Sicilia, a una locanda".

F. Bourquelot nel 1850 riporta: "Ad onta della mancanza o del pessimo stato delle strade, delle difficoltà di trovare da mangiare e di farsi accompagnare da gente mercenaria, preferii viaggiare per terra... Luigi Rantesi s'obbligò ad accompagnarmi nel mio viaggio e a mantenere, per tutto il tempo che sarebbe durato, tre mule: una per me, una per lui, una pei bagagli e pel mulattiere incaricato degli animali..."
E ancora "La nostra piccola banda si ripose in viaggio accresciuta, oltre ai precedenti mezzi di trasporto, di mule fresche e di una lettiga, cioè di un veicolo senza ruote , condotta da due mule, una dinanzi e una di dietro, e capace di contenere due viaggiatori uno in faccia all'altro. Un mulattiere a piedi armato d'un lungo bastone dirige le bestie e le eccita con le grida. Questa strana vettura, di cui si trovano disegni nei manoscritti francesi del secolo XIV, avanza, come è facile immaginare, assai lentamente; per giunta, nelle ineguaglianze del terreno, si piega pel lungo, e i sonagli che pendono dal collo delle bestie, danno un tintinnio, un rumore indiavolato".

INVESTIRE SULLA RETE STRADALE

Su tali buone esterne indicazioni, vediamo come si presenta il problema stradale come da indicazioni interne.
"Con la prospettiva di vantaggi fiscali si sperava di accentuare l'interesse del governo, necessario per l'attuazione delle riforme di maggior portata, come la costruzione di una rete stradale che ponesse fine alla grave deficienza di mezzi di comunicazione dell'isola. Dalle strade dipendeva lo sviluppo del commercio terrestre e marittimo; il crescere delle industrie; l'intensificarsi delle coltivazioni; l'aumento degli abitanti. Ne sarebbe derivato anche un progresso intellettuale e morale, per la maggior frequenza di viaggiatori stranieri."

"..Mancò in Sicilia proprio quello spirito capitalistico che presiedette alla trasformazione dell'agricoltura settentrionale, e che caratterizza tutto il mondo economico moderno. Ne ostacolarono la formazione, da una parte la scarsezza dei capitali; la mancanza di comunicazioni interne che frantumava la vita economica in mercati assai ristretti; la difficoltà di trasformare un'economia immobile da secoli...; l'esiguità del commercio estero..."

Il problema stradale

Il problema stradale venne esaminato dal Parlamento siciliano nel 1774 e nel 1778.

Venne varato un piano generale delle strade che aveva come scopo la costruzione di 5 strade consolari tutte da Palermo, collegandola così a Girgenti, Sciacca, Mazzara - con un braccio per Castellammare e Trapani;

Messina per la via delle montagne - con un braccio per Catania -;

Messina per la via delle marine - con un braccio per Catania;

Piazza, Caltagirone e Noto - con dei bracci per i caricatori di Licata, Terranova, e il contado di Modica, e per Siracusa ed Augusta.

L'onere di tale spesa per un importo di 24 mila scudi (9.600 onze) doveva ripartirsi tra il baronaggio, il clero e le università (Comuni) baronali e demaniali.

Approvato il piano si decise di iniziare la costruzione della Palermo - Messina per le montagne, iniziando la costruzione contemporaneamente da Palermo e da Messina e nello stesso tempo di sistemare i passi di Taormina e di Castrogiovanni che avrebbero permesso intanto una certa viabilità interna, specie tra la piana di Catania e l'entroterra al momento percorribile con i carri.

A questo progetto essenzialmente tecnico si oppose una parte consistente dei baroni i quali avevano interesse che la nuova strada servisse per raggiungere i caricatoi baronali della costa orientale così da permettere il rapido inoltro delle loro derrate verso i mercati esteri.

I LAVORI

I lavori vennero iniziati nel settembre 1779 da Porta Felice e vennero sospesi dopo sei sette miglia perchè la Deputazione del Regno si accorse che erano costati 75 mila scudi.

Nel 1790 le strade già costruite si calcolano in 160 miglia; nel 1824 poco più di 250, così distribuite:
63 miglia la Palermo - Messina montagne;

La Palermo - Trapani era pronta per due terzi del suo percorso (49 miglia su 68), con alcune diramazioni per 17 miglia;

La Palermo - Sciacca era costruita soltanto per un terzo (30 miglia su 89) mentre era stata ultimata la Palermo - Terrasini, con alcune diramazioni per miglia 30 circa.

Nel 1838 le strade carrozzabili ammontavano a 505 miglia.

La tratta della Palermo Messina per le vie delle montagne, con il braccio per Catania; la Palermo Trapani; la Palermo - Corleone; la Palermo - Termini e altri tratti minori.

Tra il 1839 e il 1852 sono ancora costruite strade per 447 miglia, e altre 307 lo saranno tra il 1852 e il 1860.

L'INCAPACITA' DI COSTRUIRE

I motivi che portarono a questa catastrofe "nazionale" di un paese che riesce a costruire dal 1780 al 1860 appena 1.260 miglia di strade sono molteplici e di natura economica, ambientale e politica. Basti pensare che in Inghilterra, tra il 1775 e il 1825, con il solo ricavato dei pedaggi, se ne costruirono oltre 20.000 miglia.

IPOTESI SUI PERCHE'

Vi è una scuola di storici-economisti che affermano che la scarsità di traffico è la causa della mancanza di strade, le quali sarebbero state un lusso non richiesto e superfluo, e un investimento antieconomico.

Vi sono altri che ritengono il problema stradale legato alla politica, poiché eliminata la difficoltà delle comunicazioni, "cangiarebbe d'aspetto il regno mirabilmente".

Vi è certamente un problema economico che in assenza di cospicui traffici non permette che si costruiscano strade a un ritmo uguale a quello riscontrato negli altri paesi. D'altra parte, però, non si ritengono i traffici commerciali così assenti dalla Sicilia da giustificare nel 1860 una rete viaria inferiore a quella costruita dai romani.

Vi è anche un problema politico di una classe dirigente - i baroni siciliani e il clero detentore di parecchie baronie - che vedono la costruzione di strade "un lusso non richiesto e un investimento antieconomico".
Costoro sono in larga parte detentori di una rendita legata ad un ciclo produttivo consolidato e temono che le nuove strade apportino modifiche sostanziali al sistema economico isolano.

Le corse e i cammini postali

1° Periodo antecedente al 1838

Nel 1838, prima dell'apertura del servizio postale con vetture corriere erano in funzione le corse:

1 - Palermo a Messina per via delle Marine
2 - Palermo a Messina per via delle Montagne
3 - Palermo a Mazzara
4 - Palermo per Catania
5 - Palermo a Siracusa
6 - Palermo a Noto
7 - Palermo a Licata

Il percorso delle vetture corriere dal 18.8.1838

20 anni dopo, ed esattamente nel 1838, il servizio delle vetture corriere viene introdotto in Sicilia con le corse:
Il punto debole di detto piano sono la presenza di sole due corse con vettura corriera, la Palermo Messina e la Palermo Trapani e di ben 4 corse d'incontro sulla prima linea Palermo Messina, che sono tutte compiute a dorso di mulo.
Inoltre la periodicità bisettimanale è lesiva sia per i collegamenti esteri, fuori della Sicilia, sia dei collegamenti interni tra le varie città siciliane.

Elenco delle corse nel 1838

1 vettura corriera da Palermo a Messina
2 corsa d'incontro da Roccapalumba – Manganaro a Girgenti
3 corsa d'incontro da S. Catarina a Noto
4 corsa d'incontro da Villarosa a Siracusa
5 corsa d'incontro da Catania a Noto
6 vettura corriera da Palermo a Trapani
7 corsa da Palermo a Sciacca
8 corsa di Messina per le vie delle Marine

Il percorso delle vetture corriere dal 26 dicembre 1842

Nel 1842 avviene un'altra modifica delle corse: questo piano delle corse non modifica l'assetto e la periodicità delle corse. Si prefigge di limitare i tempi di attesa della corrispondenza negli incroci tra vettura corriera Palermo Messina e viceversa e i punti di incontro. Anche la Palermo Trapani beneficia di questi aggiustamenti, specialmente per le lettere da e per fuori Sicilia.

Nel 1844 venne appaltata la linea da Messina a Patti con qualche difficoltà per l’Amministrazione.

Nel 1847, dopo vari tentativi di appaltare il servizio, inizia l’attività la vettura corriera da Catania a Noto
Sempre nel 1847 si tenta di appaltare l'intera corsa Palermo Girgenti fino ad ora servita da Palermo a Manganaro con la vettura corriera, e da Manganaro a Girgenti con la corsa traversa.

Tra il 1853 al 1859 subentrarono delle corse miste, carrozze postali e cavalcature, che non avevano la prerogative di "corsa d'incontro", ma corse di congiunzione. Si elencano a parte anche se hanno un antenato tra le corse anzidette.

Le corse d'incontro

La scarsezza di strade e la natura del territorio, imposero l'attuazione di "Corse d'incontro" mediante le quali una parte del percorso veniva effettuata con vettura corriera e la rimanente viaggiava col Corriere ordinario regio.

Il sistema delle corse d'incontro spezza in due o più di due punti il tragitto della corrispondenza. Per evidenziare ciò le poste impongono alle località, da dove si dirama la corsa d'incontro, di apporre il bollo nominativo dell'officina di transito.

Nei punti "d'incontro" di Catania, Villarosa, Santa Caterina, Roccapalumba si procedeva al "riconoscimento" delle lettere, alla separazione per destinazione, alla marcatura col bollo dell'ufficio, alla compilazione del "parte", al controllo della tassa e consegna al corriere per la spedizione.

Nel 1839 si pensava di utilizzare i cavalli da sella solo nei punti di incontro mentre nel 1842 si ritenne d'adoperare tali cavalli in tutti i rilievi anche con il servizio delle staffette. Infatti, l'art. IV stabiliva che ogni tre cavalli uno sia adatto alla sella e l'art.VIII prescrive: "L'appaltatore sarà obbligato al servizio delle staffette né modi indicati dai regolamenti. Questo servizio sarà eseguito per ciascuna corsa con orario di un'ora, ed un quarto per ogni posta, e per lo stesso l'imprenditore avrà diritto al pagamento di grana 80 a posta."

Le carrozze postali

In questa prima fase le vetture corriere sono di tipo leggero capaci di portare due viaggiatori all'interno e uno all'esterno, sul davanti, mentre al retro della vettura vengono sistemati i "paccotti" delle lettere e i bagagli dei viaggiatori.

In Sicilia dal 1° gennaio 1853, a tutto il 31 dicembre 1856" le corse con vetture corriere da appaltare, oltre le quattro già note, sono: da Catania a Noto; da Patti a Messina; da Termini a Patti.

La prima mancanza venne denunciata dai "clienti indigeni" mentre i viaggiatori esterni, specie inglesi, inorridiscono nel far sedere il loro illustre deretano su una spessa patina di grasso d'incerta origine.
In effetti, l'Amministrazione generale delle poste che appaltava il servizio ad un privato dietro pagamento di una quota fissa (30.000 ducati annui nel 1853) lasciava a questi l'incombenza:

• acquisto e manutenzione delle vetture corriere;

• mantenimento, cura e ricovero dei cavalli;

• mantenere nei rilievi di posta proprio personale.

Sebbene il contratto d'appalto riconoscesse all'All'Amministrazione Postale tutti i poteri per vigilare sulla perfetta efficienza del materiale rotabile, le cose andavano in tutt'altra direzione. Gli appaltatori lucravano su tutto. I cavalli erano pessimi, la manutenzione delle carrozze inesistenti, il personale dei rilievi raccogliticcio.

A questo proposito l'ispezione del maggiore Guerriero effettuata nel 1850 fotografa uno stato di cose veramente disastrato.

Le Tariffe Postali

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  • tariffe_postali

 

BIBLIOGRAFIA

Storia della Sicilia Napoli-Palermo 1977-1981 Volume VI pag.48.

in viaggiatori inglesi in Sicilia nella prima metà dell'ottocento a cura di M.C.Martino edizione ristampe siciliane Palermo 1977. 

G.F.Angas, in viaggiatori inglesi in Sicilia nella prima metà dell'ottocento a cura di M.C.Martino edizione ristampe siciliane Palermo 1977. 

Henry Clark Barlow. Una escursione in Sicilia, Arnaldo Lombardi editore. Caltanissetta 1989.

Henry Clark Barlow. Una escursione in Sicilia, Arnaldo Lombardi editore. Caltanissetta 1989.

F.Burquelot Un mese in Sicilia.Fratelli Treves Milano 1873. Ristampa Edizioni Dafni Catania.

Rosario Romeo-Il risorgimento in Sicilia, Laterza 1973.

Divisione in tratti delle strade consolari indicate dal Parlamento del 1778.
Biblioteca Comunale Palermo Giornale dell'intendenza borbonica anno 1818.

Storia della Sicilia vol.VIII. Il problema stradale sino all'unificazione.


Afan de Rivera - considerazioni su i mezzi da restituire il valore proprio ai doni che la natura ha largamente conceduto al Regno delle due Sicilie, Napoli 1842.

Storia della Sicilia volume VIII. Il problema stradale sino all'unificazione.

G.A. De Cosmi. Alle riflessioni su l'economia e l'estrazione di frumenti della Sicilia comentario. Catania 1786 in Storia di Sicilia vol. VIII il problema stradale sino all'unificazione.

P. Vollmeier, V. Mancini Storia postale del regno di Napoli, volume I, pagg. 476 e seguenti, Castagnola 1996.

Giulio Guderzo, Vie e mezzi di comunicazione in Piemonte dal 1831 al 1861

Giornale dell'Intendenza borbonica di Palermo, anno 1838, marzo, pagina 32.

Stato Generale delle Regie Poste e del servizio del Procaccio in Sicilia organizzato l'anno 1839. Palermo 1839.

Biblioteca Comunale Palermo Giornale dell'Intendenza borbonica di Palermo anno 1838 pagg. 76/77

Biblioteca Fardelliana Trapani Giornale dell'Intendenza borbonica di Trapani anno 1838 pagg. 143/5.

Archivio di Stato Palermo Fondo Ministero delle Finanze busta 527

Archivio di Stato Palermo Fondo Ministero Affari di Sicilia busta 1574

Archivio di Stato Palermo, fondo Ministero Finanze busta 773

Dossier dell'ispezione Guerriero. Archivio di Stato di Palermo, Fondo Ministero delle Finanze, busta 773.

La corrispondenza non si spedirà per sacchetti, e valigie, bensi per mezzo di paccotti.
Giornale dell'Intendenza borbonica di Palermo, pagg. 76/8, anno 1838. Biblioteca comunale di Palermo.

Maria C. Martino Viaggiatori inglesi in Sicilia nella prima metà dell'ottocento. Ed. ristampe siciliane Palermo.

ESTRAPOLATO DA UNA RICERCA ONLINE di Giuseppe Marchese 

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